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Sì, tutti meritiamo libertà di parola!

Ah no, no no no, scusate. Non avevo tenuto conto di Borghezio.

Homepage di Flickr:

 

…ma anche no.

Gli allenamenti di kick boxing proseguono allegrotti tra qualche pugno in faccia e sul naso, la schiena dolorante e gli addominali (sempre ben nascosti sotto infinite e morbide coltri di grassottella et sballonzolante pancia) doloranti ad ogni starnuto.

I compagni di allenamento sono sempre una meraviglia, e semmai dovessi aggiungere qualcuno di loro ad un social network a caso (del quale non dirò il nome, ma l’avrete sicuramente intuito), questo post verrà magicamente a scomparire nei meandri del mio computer per non rivedere mai più la luce dei pixel virtuali.

Ad allenarci siamo in sei, me compresa. Sette col maestro.
Riassumendo mi ritrovo ad allenarmi con:

  • una tredicenne
  • un sedicenne svogliato con lo sguardo da orata pescata con le bombe a mano (so che la battuta è sempre quella, ma in questo caso calza davvero a pennello)
  • una ragazza che pratica il picchiaduro da quando aveva tredici anni
  • un ingegnere
  • un fascistone

Volevo concentrarmi sul fascistone.
Lui, che ha precisato molto seriamente come tenevano il pollice i romani mostrandoci il saluto (ecco il perchè del dolce soprannome -segreto-);
lui, che ad ogni flessione sbuffa e si lascia andare a poco rassicuranti lamenti e ghignetti gutturali;
lui, il cui primo vanto è quello di aver ammazzato una vacca con un pugno;
lui, che mentre si fa sparring parte col pugno sbagliato e ancora ti guarda male se gli fai notare l’errore. Sì, perchè intanto lui ha ragione. Poi, perchè sei una donna e mmmuta devi stare.
Lui, che dovrebbe tornare a riempire il Gabibbo;
lui, che mi ricorda tanto Rasputin sulla soglia dei cento chili.

Insomma, nonostante la faticaccia, vale sempre la pena andare ad allenamento. Innanzitutto per una questione di principio e di volontà di perdere Gianni, Oreste, Rinaldo, Melchiorre, Bruno e Andolfo (i sei famigerati chili in più); last but not least, per meravigliarmi di quanto i casi umani siano tra noi in ogni momento della giornata, anche (e soprattutto) in palestra.

Stasera ho deciso che tenterò di ammazzare lo stracchino con un gancio destro.

 

Più un docente è vecchio e collezionista di esperienze lavorative in campo, più un suo ipotetico seminario riguardo la sua area di competenza sarà una vangata sulle balle nel caso questa non vi interessi minimamente.
Questo mi accadde stasera, mentre partecipavo con occhietto vispissimo a questo seminario sulla statistica applicata all’amministrazione regionale . Oh yes. Tremolìo di gambe dall’emozione incontenibile.

Il docente ordinario cominciò col consegnare ai volonterosi partecipanti (che in realtà si stavano mercificando per un maledetto credito) una decina di fotocopie a testa; queste riportavano l’intera presentazione in powerpoint.
Parliamone: della presentazione, intendo. Dopo una ventina di minuti di pura agonia e terrore, il custode del teatro luogo del semiario riuscì ad accendere il proiettore. Poi lo rispense, lo riaccese, lo mise in stand-by e lo spense nuovamente.

“Chi sa usare un MEACC?” (macintosh, ndr), urlò precipitoso il vecchio docente all’aula. Una ragazzetta si alzò e andò verso il computer . Blaterò qualcosa, senza riuscire a risolvere il problema.
Alla fine il demoniaco marchingegno venne utilizzato come proiettore senza alcun collegamento al computer.

Ad ogni modo eccoci tutti lì, con le nostre belle fotocopie rilegate. Il docente comincia ad esporre, la palpebra a calare.
Quand’ecco balzare sotto ai miei occhi una slide tutt’altro che usuale: una citazione.
Riporto la slide:

Avvio del processo attuativo del programma statistico regionale 2007 – 2009


Quando penso che sia finita è proprio allora che comincia la salita. Che fantastica storia è la vita.

(A. Venditti)


Ah beh, allora. Bastava dirlo che la statistica è troppo cioè tipo troppo ‘na cosa che ti smuove dèntro, eh.
Al seminario sulla ricerca sociale mi aspetto un Baglioni, Questo piccolo grande amore e degli interminabili minuti di commozione generale (cerebrale).

Eeeh, ricordo con nostalgia la saccenza da viperetta della tutor mentre, un anno fa, mi sottolineava che chi si laurea in Relazioni Internazionali deve avere una conoscenza delle lingue all’altezza di un qualsiasi titolo accompagnato dall’aggettivo internazionale.

Stamane, guarda caso proprio a lezione di Relazioni Internazionali, giunse alle mie orecchie una cantilena (cover provinciale mattutina di un compagno o compagna di corso da qualche parte lì vicino) che riprendeva un famoso cavallo di battaglia dei Queen:

Don, stammì daaaaaaaun.. tetteretteetttetereretetetere..

Direi che il Palazzo di Vetro attende anche queste promesse musicali 2009; senza interpreti, plis.

Recentemente pubblicato, su canale 5, un video di pedinamento del giudice Mesiano (verdetto Fininvest-Cir, 750 milioni di euro).

Atteggiamenti davvero stravaganti: cammina avanti e indietro, fuma una sigaretta.

“Ci regala un’altra stranezza: guardatelo seduto su una panchina. Camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese..”

Evidentemente il servizio è stato fatto da Tim Gunn in un’ora di pausa dal suo programma Lezioni di stile. Tsk, tutti uguali, sti comunisti: braghette di canapa e magliettine da 5 euri del mercato equo! Tsk!

Per riparare eventuali errori, eccovi un consiglio promozionale che Tim ci ha concesso riguardo il Mixing and Matching degli abiti.

Scusate, c’è qui RadioMaria che mi sta pedinando per dimostrare che sono un’eretica destinata all’inferno: ho mangiato carne il venerdì e ascolto la musica del demonio (carissimi Clash, ci rivedremo all’inferno!).

Aula random di una ahimè random università italiana.
Lezione di diritto amministrativo, introduzione e spiegazione di Ministeri, Ministri e Consiglio dei Ministri. Dietro alla cattedra, un’occhialuta e rugosa docente verso la sessantina.

I ministri, ad esempio prendiamo il ministro delle pari opportunità. Chi è, tra l’altro? La Prestigiacomo?

Adesso capisco cosa si intende per fuga di cervelli.

A breve, Nobel per la Letteratura a Moccia.

Stasera ho preso un treno che ho deciso non prenderò mai più in vita mia, almeno per quanto riguarda la domenica sera.
Cinquanta minuti schiacciata contro la parete del cesso di un treno di tre vagoni e mezzo in tutto; alla penultima fermata, un uomo sulla sessantina si alza, mi guarda come si guarderebbe una mosca sopra ad una merda, e con una punta di disgusto e snobismo azzarda indignato un:

Scusiii, dovvei passave. 

Faccio notare la erre moscia.
A quel punto, facendo spostare all’incirca cinque persone con fantasiosi porconi,  riuscii ad appoggiarmi all’altro lato della scatola-vagoncino.

 

Chissà perchè in certi casi non mi viene mai in mente di sospirare quanto l’aerofagia sia una patologia infame e dolorosa, poi.

Qualche giorno fa, alla radio (stazione random regionale):

I sondaggi rivelano che negli ultimi 50 anni le voci femminili si sono abbassate almeno di un semitono.

Tanto c’è sempre Mariah Carey a riportare i valori nella media.

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